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Il peso della farfalla

[...] Una campana suonò tra i suoi passi pesanti, quella di mezzogiorno, ma si persero in aria dei rintocchi. Si fermò, affannava. Restò in piedi per vedere se riusciva a prendere fiato o se doveva posare la bestia per riprendere forza. C'era da raggiungere un nevaio a nord, dove il camoscio si sarebbe conservato bene. Poi sarebbe salito con una pala per scavargli una fossa.

Rimase in piedi con la bestia addosso a sentire se il corpo ce la faceva. Una farfalla bianca gli volò incontro e intorno. Ballò davanti agli occhi dell'uomo e le palpebre gli vennero pesanti. Le gerle piene di legna, le bestie portate sulle spalle, gli appigli tenuti con l'ultima falange delle dita: il carico degli anni selvatici gli portò il conto sopra le ali di una farfalla bianca. Guardò il volo spezzato che gli girava intorno. Dalla spalla pendeva la testa rovesciata del camoscio. Il volo andò a posarsi sopra il corno sinistro. Stavolta non potè scacciarla. Fu la piuma aggiunta al carico degli anni quello che lo sfascia. S'incupì il respiro, le gambe si indurirono, il battito di ali e il battito del sangue si fermarono insieme. Il peso della farfalla gli era finito sopra il cuore, vuoto come un pugno chiuso. Crollò con il camoscio sulle spalle, faccia avanti.

Li trovò un boscaiolo in primavera, uno sull'altro, dopo un inverno di neve gigantesca. Erano incastrati da poterli separare solo con l'accetta. Li seppellì insieme. Sul corno del camoscio era stampata a ghiaccio una farfalla bianca.

Pubblicato il 20/1/2012 alle 8.53 nella rubrica diario.

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